Capitolo#5 “Legami familiari”

Nella sua stanza, solo una luce soffusa e tanto silenzio che gli permise di pensare a quanto fosse successo negli ultimi tempi a Fayetteville: la morte di Liz, la rottura con Greta e ancora tante coincidenze che legavano la famiglia Stewart alla sua.

Per quanto in tanti lo considerassero un bullo o un ragazzo senza cuore, Eithan Mancini, si stava dimostrando l’esatto contrario: la vicinanza ad Hope durante un periodo difficile della sua vita, la solidarietà data ad Alan per la morte della propria fidanzata e ancora la voglia di scoprire cosa celasse la sua famiglia.

Seduto a gambe incrociate sul suo letto, tirò fuori dal cassetto del comodino un album fotografico di colore rosso con i bordi dorati; lo stesso che Greta Anderson gli aveva regalato lo scorso anno per il suo compleanno. A guardarle c’erano proprio tutte le foto. Dai loro primi scatti fatti fuori la scuola a quelle delle loro prime giornate fuori casa fino ad arrivare alla sera della loro prima incoronazione come Re e Reginetta del ballo scolastico. Ogni istante della loro vita insieme immortalato in un pezzo di carta, ma una ne osservò più di tutte, quella scattata all’ombra di un salice nel parco, con la sua mano che le cingeva la vita mentre si stavano scambiando uno dei loro pochi baci romantici.

Interi attimi passati ad osservarla nei suoi gesti quotidiani, a vederla sorridere e comportarsi come nessun’altra potesse fare senza pensare però nemmeno per un attimo che tutto ciò un domani sarebbe potuto essere solo un ricordo lontano, affrontato con nostalgia.

A distrarlo dal ricordo del passato fu lo sbattere di una porta al piano di sotto. Il primo istinto fu quello di richiudere velocemente l’album e riporlo nel cassetto, successivamente, il secondo istinto, fu quello di alzarsi per andare a vedere cosa fosse stato. Sapendo che il padre si trovasse fuori città per trovare lavoro, preferì munirsi di una lampada posta sul mobile del corridoio e lentamente scese le scale con l’ansia di poter trovare in casa uno sconosciuto, pensando tra se e se chi mai potesse essere ad ogni passo il suo respiro si face sempre più affannoso. Giunto nell’atrio sentì sempre più vicino i rumori provenienti dalla cucina così senza pensarci nemmeno una volta si apprestò a raggiungere la stanza e vide proprio lui con quel piccolo borsone nero ancora sulle spalle.

<< Se papà ti vedesse con quella lampada in mano si metterebbe a ridere! Non mi dire che con quella vorresti aggredire qualcuno?>> disse quell’altro rivolgendosi ad Eithan con tono ironico e sfacciato.  Poggiata la lampada Eithan rimase stupito nel vederlo  e subito si buttò con al braccia al collo dell’altro.

<<Andrew, brutto stronzo, mi hai fatto morire dalla paura.>> disse sollevato Eithan.

<<Certe cose non cambiano mai!>> ancora ironico continuò il fratello.

Staccandosi dal collo di Andrew, Eithan sedette su una sedia pronto a rivolgergli le sue domande :

 << quando sei arrivato? Perché non hai avvisato? Sarei venuto io a prenderti in aeroporto>>, Andrew esitò un attimo e poi rispose

 << ho dei giorni liberi dal lavoro e dalle lezioni universitarie e volevo farvi una sorpresa, ma le mie brusche maniere mi hanno tradito. Non ho mai imparato a chiudere quella porta silenziosamente>> concluse in .tono scherzoso.

<<dai raccontami un po’ come te la passi al college>> Andrew allora si sedette di fronte al fratello e iniziò a raccontare.

 

Al suono della campanella, i ragazzi della Fayetteville High school riempirono i corridoi avendo già dimenticato cosa fosse successo qualche giorno prima fra Eithan e il nuovo ragazzo di Greta, Josh.

Le foto che immortalavano Eithan e Hope sembrarono sparire dalla circolazione nonostante fossero ancora vive nella memoria della giovane ragazza bionda.

Restavano ancora pochi minuti prima che cominciasse la prossima lezione.

<< Odio profondamente il professore di Francese. >> Greta e Josh camminarono mano nella mano, fermandosi poi davanti a un distributore di caffè.

<< Invece io lo ritengo interessante. Non lui, ma la materia. >> Josh replicò all’osservazione appena fatta dalla sua compagna.

<< Non c’è nulla di interessante in quella materia, solo tanti ragazzi, che nel parlarlo, diventano delle femminucce. >>

<< Quindi stai dicendo che sono una femminuccia? >> Josh le si avvicinò con fare sensuale, dandole un bacio sul collo.

<< Beh, dopo stanotte direi proprio di no. >> rispose lei sorridendogli.

<< è stato bellissimo. >> controbatté lui.

<< Già. >> dalle sue ultime parole trapelò un velo di malinconia.

<< Come lo preferisci? >>

Greta sorrise, percependo quella domanda come un doppio senso.

<< Intendo il caffè piccola .. Zuccherato o no? >>

<< Tanto zucchero. >> rispose, stavolta avvicinandosi lei al collo del ragazzo e baciandolo con fare sensuale.

Una volta che il caffè uscì dalla macchinetta, i due si distaccarono l’uno dall’altro e cominciarono a sorseggiare la propria bevanda, continuando a guardarsi in maniera provocatoria.

Gli occhi della ragazza si posarono poi su una scena per lei piuttosto fastidiosa: Eithan e Hope che le passavano di davanti e Josh notando il fastidio della ragazza decise di affrontare l’argomento.

<< Non pensavo che la loro presenza ti potesse ancora infastidire. >>

<< è stato comunque il mio primo ragazzo. >> il tono di lei si fece più serio, mentre Josh cercò le parole esatte per continuare quella discussione senza cadere in alcun litigio.

<< Lo so e ti capisco, ma non credi che dovresti darci un taglio? >>

<< Si lo credo anch’io. Ma lo amo ancora e non posso perdonarmi di essere stata rimpiazzata da una di città. >>

<< Cosa vuoi fare allora, vuoi che smetta di fare il mio lavoro? >> Josh fu ancora più serio.

<< No, continuiamo. Si ingelosirà prima o poi. >>

<< Senti Greta, magari il mio pensiero è fuori luogo ma ti è appena passato davanti senza degnarti di uno sguardo. >>

<< Josh so quello che faccio. Abbiamo un accordo io e tu e dunque vedi di rispettarlo. Non perché facciamo sesso significa che io ti ami o voglia stare con te. Sai benissimo qual è il vero motivo per cui io e tu passiamo del tempo assieme. >>

<< Agli ordini capo. >> Nel sentire quelle parole lo sguardo del ragazzo si incupì tanto che preferì lasciare Greta davanti al distributore e tornare da solo nella propria classe. >>

Approfittando del fatto che in tv non si trasmettesse niente di interessante, Alan preferì fermarsi a guardare “Trouble in Paradise”, nonostante provasse fastidio nel vedere più di una sequenza in bianco e nero. Dal corridoio lo raggiunse il padre Tom, appena uscito dalla doccia con addosso solo un accappatoio umido.

<<Da quanto tempo non facevo una doccia così!>> asserì una volta sedutosi sul divano accanto al proprio figlio. Alan lo guardò in silenzio.

<<Cosa c’è che non va?>> domandò il padre,

 <<Sai come la penso papà, non dovresti essere qui, e lo sai.>>

<<So che qua non sono il benvenuto ma non mi puoi rimandare in quel posto. Sono sempre tuo padre, sangue del tuo sangue.>>

Alan lo guardò infastidito, con la bocca tremante di chi volesse dire qualcosa ma non avesse il coraggio, così dopo aver preso fiato si alzò verso la finestra e girandosi di scatto verso il padre disse con tono deciso.

<<Ma cosa credi, papà. Che non mi dispiaccia saperti chiuso in quel centro? Credi che da quando te ne sia andato, la mia vita sia migliorata? Beh sappi che ho appena perso la mia ragazza e adesso sono completamente solo.>> Alan cominciò a piangere cosciente di quanto pesanti fossero le sue parole appena dette,

<<non immagini neanche quante volte ho pensato di venirti a trovare, ma non ho mai trovato la forza per varcare quella cazzo di porta. Mi mancavi papà, ma sai meglio di me che il tuo posto non è qui. Devi prima guarire…>>, al che il padre lo interruppe dicendogli:

<< Non sono stato un buon padre, lo so, ma si dice che si possa sempre riparare ai propri errori, ed è questo che voglio fare. Ricominciare da capo con te. Quindi te lo chiedo per favore, non eliminarmi dalla tua vita, sei l’unica persona al mondo con cui abbia un minimo di rapporto, senza di te sarei solo al mondo.>>

<<Papà non sei solo, ma se non ti convinci a farti curare, allora lo sarai davvero.>>  A ciò il padre lo guardò fisso negli occhi, poi si alzò anch’egli dal divano e tornò in bagno, forse per cambiarsi, lasciando Alan solo con i suoi pensieri.

 

Tom Lancaster non fu l’unico in quella giornata a farsi la doccia, infatti anche Andrew Mancini si apprestò a girare per casa con i capelli bagnati e un umido asciugamano avvolto attorno alla vita. Aprì lo sportello del frigo e da esso estrasse un succo di frutta all’arancia poi lo richiuse dirigendosi verso la veranda di casa, uscì dunque dalla porta principale e si sedette su una sedia a dondolo prima di estrarre il telefonino dall’asciugamano e comporre un numero.

Il telefono squillò diverse volte poi qualcuno rispose.

<<Sono io.>> asserì con tono serio Andrew.

<<Ti  chiamo per dirti che sono ancora disposto a fare quel lavoretto che mi avevi proposto. Non ti deluderò.>>

Capitolo#5 “Legami familiari”ultima modifica: 2012-12-02T18:38:11+01:00da g-ioacchino
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