Capitolo#3 “Indizio”

Fin dalla nascita ci insegnano che la parola è uno strumento fondamentale di cui dobbiamo fare uso per farci capire dagli altri, per esprimere le nostre sensazioni, e più cresciamo più facciamo il possibile per arricchire il nostro vocabolario nonostante spesso non ne facciamo uso, sia perché ci sono situazioni in cui preferiamo tacere, sia perché accadono cose ed eventi che ti lasciano senza fiato in cui ognuno di noi ha due libere possibilità di reagire, o con la gioia, o con le lacrime.

Un’altra alternativa è l’apatia, cui l’uomo cerca di sfuggire per potersi esprimere e mostrarsi per com’è realmente, debole e indifeso.

<< Alan vieni in macchina con noi, ci sembra giusto che sia tu a guidarla. >> La voce di Eithan interruppe perfino il cinguettio degli uccelli che soavi sembravano comporre un opera funebre, lì tra una foglia e l’altra.

Non solo Alan ma anche Hope si sorprese delle richiesta di Mancini e ciò servì a farle capire che non si era mai sbagliata sul suo conto, perché in fondo era un bravo ragazzo, con dei sentimenti, con un anima e con dei modi di fare che pian piano sembravano coinvolgerla sempre di più.

Il tutto si svolse all’uscita dalla chiesa, nel momento in cui si stava per dare inizio alla processione che avrebbe condotto la bara di Liz al cimitero.

<< No grazie, preferisco andare a piedi. >> Lancaster rispose alla richiesta con un tono di voce alquanto basso e rauco.

<< Ma abbiamo voluto appositamente che la bara fosse trasportata  da una macchina guidata dai suoi amici. >> Eithan insistette, facendo anche fatica a credere che ciò di cui stesse parlando era qualcosa che stava accadendo veramente.

<< Dimmi Eithan, ti consideravi suo amico? >> Quella discussione però sembrò prendere le forme di un acceso dibattito a chi umiliava per primo l’altro, ed Eithan non poté che restare senza parole.

<< Rispondi Eithan, ti sei mai considerato suo amico tu? >>

<< No. >> Basso lo sguardo e bassa la fronte.

A un certo punto, Hope si sentì di intervenire visto e considerato che alla discussione stavano assistendo anche altre persone, ma di fronte si trovò un muro, un ragazzo apatico ma fin troppo debole per poter reggere un altro confronto.

<< Alan per favore, rimanda la conversazione. >>

<< Da quando tu non sei più dalla mia parte? >>

<< Da quando tu non dai significato alle parole che ti escono di bocca. >>

Alan se la rise di rabbia.

<< Eithan Mancini che ha bisogno di essere difeso, questa mi è nuova. >>

<< Lancaster, smettila. >> stavolta Eithan non lasciò passare più alcuna offesa e tornando per un attimo  il ragazzo di sempre, lasciò perdere il contesto in cui si trovavano e subito lanciò un pugno all’avversario, che quindi cadde per terra.

Tutti si raccolsero intorno alla scena, poi intervenne il Reverendo Baker.

<< Ora basta, vergognatevi, siamo al funerale di mia figlia e voglio rispetto. Guiderò io la macchina che la condurrà al cimitero. >>

 

La processione fu lunga e dolorosa, e ancora peggio fu il rientro tra le mura silenziose di casa Stewart con la luce che entrava leggera per le fessure della finestra.

Non appena fu dentro, Hope appese la giacca e il cappello all’appendiabiti, seguita da un Eithan che fece lo stesso, poi quest’ultimo chiuse la porta.

<< Non riesco ancora a crederci >> quel silenzio fu interrotto dalla voce rauca della ragazza, che quasi sfinita raggiunse il divano e vi si accasciò per lungo.

Mancini la scrutò, serio.

<< Non mi era mai capitato di assistere al funerale di un giovane. >> asserì infine, mentre in piedi continuò a fissare la giovane distesa.

<< A me non era mai capitato di perdere un amico, forse perché non ne avevo mai avuto uno. >>

<< In che senso? >> domandare fu lecito.

<< Ci sono tante cose che non sai di me, Eithan. Della mia vita a Boston per esempio.. >>

<< Mi piacerebbe scoprirle. >> Lui fece per sorridere ma capì che forse sarebbe stato meglio evitare, vista il contesto da cui stavano uscendo.

<< Sai che gioia. >>

Tra i due calò il silenzio, perciò Eithan preferì sedersi su uno sgabello di fronte al divano, continuando a guardare la ragazza.

Hope si rialzò e si portò di fronte a lui.

<< Andrà tutto bene Hope. >> volle confortarla, prima di poggiare le proprie mani sulle guance della ragazza. << so che è un momento difficile questo, lo è per tutti credimi, ma ti prometto che ci sarò ogni volta che ne sentirai il bisogno, per sfogarti o per raccontarmi la tua noiosa vita a Boston e ci sarò per scoprire chi ci sta facendo del male. Lo scopriremo insieme. >>

Hope sentì il calore di quelle mani attraversarla lungo il corpo, e per un attimo si sentì già meglio, poi osservò sempre più da vicino agli occhi chiari del giovane e subito sembrò dimenticarsi di ogni cosa.

Non aveva mai baciato nessuno, in realtà non si riteneva nemmeno capace di farlo eppure qualcosa in cuor suo voleva spingerla a rischiare anche se provare a sfiorare quelle labbra, all’apparenza morbide ,si rivelò un impresa vana.

Con il cuore a mille, la ragazza si avvicinò sempre più al petto del giovane, con lo sguardo ben fisso sui suoi occhi.

Si guardarono a lungo, prima che lei stessa impaurita preferì abbracciarlo anziché baciarlo.

<< Grazie >> riuscì a sussurrargli solo questo.

 

Grosse lapidi di marmo, alcune risalenti anche a secoli prima, tracciarono il sentiero che Alan percorse per poter uscire dal cimitero, con la consapevolezza che una volta varcato il cancello i problemi non sarebbero certo svaniti.

Non sarebbe stato sollevato ne tanto meno avrebbe riavuto la sua Liz.

Persino il Reverendo Baker aveva abbandonato il luogo prima di lui, ma Alan aveva deciso di restare fino a quando tutto il resto non se ne sarebbe andato.

Alcune foglie si sollevarono da terra e andarono a poggiarsi sulle tombe di quelle anime scomparse che gli diedero la sensazione di essere osservato e sempre silenziosamente ebbe la stessa sensazione con qualcuno.

Non era solo e ad osservarlo non erano i defunti.

<< Chi c’è? >> urlò voltandosi di scatto.

<< C’è qualcuno? >> continuò impietrito . Forse stava diventando pazzo.

Ma non ricevette alcuna risposta perciò continuò a camminare fino a quando non uscì dal cimitero, mentre alle sue spalle una figura in cappuccio si mosse di lapide in lapide cercando di passare inosservata.

 

<< Agente Robert >> La voce di Stevenson rimbombò in tutto l’ufficio fin quando qualcuno non venne ad aprire la porta.

<< Mi dica tenente, eccomi. >>

<< Notizie della Scientifica? chiese portando i pugni sotto il mento.

<< No signore, ancora nessuna notizia. >>

<< Va bene, puoi andare. >>

Dalla sua poltrona, Derek apparve preoccupato e ansioso di sapere quale fosse la verità, poi cominciò a sbattere il tappo della penna sulla scrivania, con un ticchettio che a lungo andare divenne anche fastidioso.

<< Ossa di una pseudo – bambina sepolta. Fayetteville mi stupisci sempre di più. >> Sussurrò fra sé e sé prima di cominciare a mangiarsi le unghia.

 

La verità è che per quanto la parola possa essere utile nulla potrà essere paragonato al silenzio della propria anima, agli sguardi di ghiaccio e ai cuori di pietra. Nulla può sottoporsi a interventi se la cura dipende da noi anche se spesso non abbiamo bisogno di cure ma solo di qualcuno che ci guardi negli occhi e ci dica che andrà tutto bene, che si può sempre ricominciare.

Era già passata una settimana dalla morte di Liz e per quanto le venne difficile, la preside Fairbanks fu costretta a riaprire le porte della Fayetteville high school, mentre gli Stewart si prepararono ad accogliere la loro nuova macchina, in sostituzione di quella che era stata fatta esplodere coinvolgendo lo stesso Brian.

Era una fresca mattina di Aprile.

Tutto sarebbe stato più strano senza di Liz, ma in qualche modo si doveva pur ricominciare anche se Hope, e figuriamoci Alan, non sapeva proprio come.

Entrò nel corridoio principale sotto lo sguardo scrutatore degli altri ragazzi che si divertirono a ridere di una foto che tenevano fra le mani e questo provocò la sua curiosità fin quando un ragazzo gliene portò una affinché anche lei potesse ridere con loro ma di divertente Hope non ci trovò proprio niente visto che ad essere raffigurata nella foto era proprio lei, lei ed Eithan che si abbracciavano in casa Stewart, proprio quando alla ragazza sorgeva il dubbio se poterlo baciare o meno.

Chi aveva scattato quella foto? Significa che qualcuno in quel frangente li stesse spiando? Nel vederla Hope divenne subito pallida, conscia di essere caduta in un altro brutto scherzo per mano dell’incappucciato. Avrebbe tanto voluto parlare con Eithan e trovare insieme, così come il ragazzo le aveva promesso, una soluzione ma qualcuno si preoccupò di distrarla dal suo intento.

<< Greta fammi passare. >> sussurrò per evitare che i presenti potessero sentirla.

<< Hai sentito cosa ha detto Josh? >> Greta si rivolse ironica al ragazzo che teneva per mano, lo stesso con cui Eithan aveva fatto a botte la sera del ballo, la sera del disastro di Liz.

<< Greta per favore, ho detto di farmi passare. >>

<< Bellezza vacci piano.. >> il ragazzo prese parola.

<< E tu chi sei?>>

<< è il mio ragazzo Hope, vuoi per caso rubarmi anche lui? >>

<< Scusami? >> Hope sembrò cadere dalle nuvole.

<< Sai bene di cosa sto parlando Hope. >>

<< Non ho rubato il ragazzo a nessuno io. >>

<< Beh dalle foto che circolano in giro direi proprio il contrario. Siete venuti bene in quella foto. >>

<< è solo un abbraccio, un abbraccio di una persona che a differenza tua capisce quando è il caso di confortare qualcuno, e adesso gentilmente spostati. >> Il tono di Hope si fece più duro.

<< Già, e ti ha confortato tanto? L’avete già fatto? >>

<< Cosa? >>

<< Sesso Hope, sesso. Oddio ci vorrebbe un manuale per te. >>

Nel sentirla parlare in quella maniera, Josh se la rise, per nulla consapevole che i due potessero ferire i sentimenti di qualcun’ altro e sentendosi inerme, quasi inutile, Hope preferì non rispondere più e a stento riuscì a trattenere le lacrime davanti ai due, ma poi arrivò Eithan, che furioso si portò faccia a faccia con la stessa Greta.

<< Sei stata tu a scattare quella foto? >>

<< Per Dio, non mi avvicinerei a quella casa per nulla al mondo. >>

<< Allora tirati fuori da qualsiasi discussione che possa coinvolgere anche Hope. >> Eithan nervoso, non riuscì a trattenere la rabbia tanto che preferì lanciare un pugno ad uno degli armadietti anziché scagliarlo contro la propria ex ragazza.

Josh Camden lo raggiunse.

<< Ehi bello che problemi hai? >>

<< E tu che vuoi, non ne hai avute abbastanza alla sera del ballo? >>

<< Eithan andiamo per favore. >> Hope lo supplicò prima che quel corridoio potesse trasformarsi in un ring, come effettivamente divenne: nel giro di pochi minuti la gente si attorniò lì osservando Eithan e Josh fare a pugni e senza fare niente per fermarli, mentre Hope piangente continuò ad urlare.

Greta fu toccata dalla scena, silenziosa e sorpresa da quel che stava succedendo.

 

Jake Robert tornò nel pomeriggio a bussare nell’ufficio di Derek Stevenson.

<< Avanti. >> urlò quest’ultimo dall’altra parte del muro.

<< Signor tenente, La Scientifica ha mandato i risultati delle analisi delle ossa. Sono tutti contenuti qua dentro. >> disse lasciandogli una busta bianca sulla scrivania.

<< Grazie puoi andare. >> Derek precipitò subito le sue mani sulla busta prima che Robert lo interrompesse ancora.

<< Un ultima cosa tenente, la Scientifica detto che si tratta di ossa animali ma sulle quali è stato trovato un capello biondo che molto probabilmente potrà ricondurci ad una persona. >>

<< Che tipo di persona? >>

<< Beh nel caso più semplice si può trattare di un pelo animale, altrimenti di qualcuno che ha sotterrato quelle ossa e dunque viene da pensare alla stessa persona che ci ha avvertito del luogo in cui scavare. >>

<< Dici che possa essere stato uno scherzo? >>

Robert sospirò.

<< Voglio crederlo Tenente. Non voglio pensare che Fayetteville ospiti gente così .. >>
<< Ho capito cosa vuoi dire Jake, vai pure. >>

Rimasto solo nell’ufficio, Derek prese il telefono e compose un numero. Poi aspettò che rispondessero.

<< Ciao, possiamo vederci per una cena? Ho tante cose di cui parlarti. >>

Capitolo#3 “Indizio”ultima modifica: 2012-11-19T21:16:24+01:00da g-ioacchino
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