Episodio#19 “Per coincidenza o per destino”

Battendo i tacchi sul parquet di quell’ampia palestra impolverata, Michelle Fairbanks camminò avanti e indietro osservando ad una ad una la faccia di coloro che stavano in semicerchio ad ascoltarla, mentre, col fare elegante che le era proprio, scriveva su un registro alcuni appunti che sarebbero serviti per la preparazione di un evento che la scuola di Fayetteville celebrava ogni anno: il ballo in onore di coloro che avrebbero preso il diploma alla fine dell’ultimo semestre.

E come le precedenti volte alla preparazione della festa venivano invitati a collaborare, tramite delle adesioni, i ragazzi che avrebbero avuto il piacere di partecipare, indipendentemente che questi fossero dell’ultimo o del primo anno.

Sussurrando qualcosa, Michelle non abbassò lo sguardo dal suo pubblico, composto da venti persone circa, quindi fece qualche altro passo in avanti e poi all’indietro prima di fermarsi su un punto qualsiasi di quel piccolo angolo di struttura.

Anche in quell’occasione si presentò come una donna elegante, così come si era presentata ad Hope durante la sua iscrizione a scuola: Una gonna con spacco laterale e una giacca sulla quale era solita mettere una spilla argentata.

Di tanto in tanto Liz, che vista la sua piccola statura riusciva a nascondersi dietro ad alti e robusti ragazzi, scambiava i suoi sguardi imbarazzati con quelli di un Alan sempre più triste.

Per coincidenza o per destino i due avevano inconsapevolmente aderito all’iniziativa del ballo.

La ragazza si distrasse completamente nel cercare di capire cosa Alan le sussurrasse dalla sua posizione, ma il richiamo della preside la costrinse a prestare tutta la sua attenzione, e in più a fare un passo avanti quindi mettersi in prima fila.

<< Signorina Baker è la responsabile degli eventi che si svolgono annualmente in questa scuola. Penso sia assolutamente necessaria la sua attenzione. >>

<< Si mi scusi signora Fairbanks. >> Liz abbassò lo sguardo, nonostante con la coda dell’occhio riuscisse ugualmente a percepire i movimenti di Lancaster.

D’altro canto il rimprovero della preside non era stato inerente alla distrazione della studentessa, bensì ad un dialogo avuto precedentemente con il Reverendo Baker, che temendo per la reputazione della propria figlia le si era gentilmente rivolto chiedendo specificamente di prestare più attenzione al comportamento di Liz.

Se era riuscita a farsi fare delle foto semi nuda chissà cos’altro sarebbe stata capace di fare!

Intanto Michelle ricominciò il suo camminare avanti e indietro prima di fermarsi nuovamente.

<< Quest’anno la scuola ha deciso di perseguire diversamente gli obiettivi per la preparazione della festa. Quest’anno i compiti verranno fatti a coppia. Deciderò io personalmente chi sarà in coppia con chi e quali i compiti da svolgere entro le prossime due settimane. >>

Il suo pubblico la guardò attento.

<< Sarà un ballo a tema in cui tutti i partecipanti dovranno indossare degli abiti di colore nero o grigio. A voi la scelta. >> continuò sempre la donna.

<< Come mai proprio nero e grigio signora Fairbanks? >> le domandò un ragazzo di media statura e con gli occhiali di vista tondi come il fondo di un bicchiere.

<< Perché sì. >> la risposta della preside fu secca.

<< Dunque, ciò che serve è cercare di adoperarsi nella maniera più impegnativa possibile affinché si possano trovare i materiali di cui la scuola ha bisogno per la realizzazione di tale festa. >>

<< Quando si potrà cominciare? >> chiese un altro ragazzo in fondo al gruppo.

<< Potete cominciare quando volete, ciò che importa è che abbiate tutto pronto entro il termine di scadenza. >>

I ragazzi si guardarono fra loro, convinti.

<< Bene, Matthew Kit e Sabrina Gale sono in coppia. >> proferì ancora la donna mentre i due ragazzi appena chiamati si guardarono fra di loro prima di essere invitati a fare un passo avanti e spostarsi insieme fuori dal gruppo.

<< Melissa Kant e Thomas B siete in coppia, lo stesso vale per Eithan Mancini e Hope Stewart. >>

Nel sentir proferire i loro nomi i due ragazzi balzarono, mentre Alan abbozzò ad un sorriso ironico.

Per coincidenza o per destino erano finiti assieme, quindi avanzarono uscendo dal semicerchio e assieme raggiunsero le altre coppie già formate.

<< Victor Mckenzie e Steve Phillips avanzate. Liz Baker e Greta  Anderson, fate lo stesso. >>

Michelle però vide avanzare solo la minuta ragazza dai capelli color fuoco.

<< Greta Anderson dov’è? >>

Nessuno seppe rispondere.

Prima però che la preside proseguisse il suo elenco, Greta entrò velocemente dalla grande porta che la immerse nella palestra.

<< Scusate il ritardo! >> proferì affannata.

<< Signorina Anderson da dove viene? >>

<< Non sono riuscita a svegliarmi in tempo stamattina. Mi scusi. >>

<< Bene, raggiunga Liz Baker e le si affianchi. Le coppie che vede alla sua destra sono quelle già formate. Ti spiegheranno loro come funziona. >>

Greta si guardò intorno. Alla sua sinistra vide i ragazzi che aspettavano di essere chiamati, mentre alla sua destra l’unica coppia che richiamò la sua attenzione fu inevitabilmente quella composta da Eithan e Hope.

Infastidita raggiunse la ragazza dai capelli rossi, poi le si affiancò non porgendole alcun saluto.

Gli unici che ancora non erano stati chiamati furono Alan e Chris, quest’ultimo era il ragazzo con cui Hope aveva parlato durante i suoi primi giorni di scuola.

<< Lancaster e tu … siete assieme. >> Michelle non ricordò il cognome di colui che fu affidato come compagno allo stesso Alan.

I due ragazzi raggiunsero tutti gli altri, pronti a ricevere i compiti che la preside gli avrebbe assegnato.

 

<< Allora come mai hai voluto aderire all’iniziativa? >> chiese Liz, uscendo dalla palestra, ad una Hope che a stento riusciva a starle dietro, vista la sua veloce camminata.

<< A Boston partecipavo sempre all’organizzazione di qualche evento, ho pensato di fare lo stesso anche qui. >>

<< Che eventi si organizzavano in quella città? >>

<< Niente di particolare, balli di fine anno, recite scolastiche cose così. >>

<< Ma vuoi rallentare il passo? Sembra che tu stia scappando da qualcosa! >> le urlò Hope una volta che non riuscì più a seguirla.

<< Sto scappando da Alan, Hope. >>

Le due si fermarono, silenziose.

<< Non puoi scappare per sempre. >> Hope prese parola.

<< Non posso neanche starmene qui a guardarlo negli occhi, mentre cerca invano di recuperare il rapporto. >>

<< Perché dici questo? Non mi sembra che il rapporto non si possa recuperare. >>
<< Non conosci mio padre, Hope. È un tipo severo, rigido e non accetterebbe questa storia, specie dopo aver visto le foto. >>

<< Quindi è meglio scappare da Alan, da tuo padre, anziché affrontare la realtà per come ti si presenta? >>

Liz non seppe cosa rispondere, ma preferì abbassare la testa accennando ad un breve: hai ragione.

<< Liz, è questa la vita! Che ti piaccia o no devi sbattere la testa contro ogni muro che incontri per poter essere felice. Devi lottare per ciò che vuoi, non farti sottomettere da nessuno. >>

<< Non sono così coraggiosa come credi, Hope. Sono debole, e ho la tendenza ad indossare una maschera che non mi piace. >>

<< Butta questa maschera allora, almeno davanti a me e mostrami chi sei realmente. Mostra a tuo padre chi sei. >>

Ancora una volta la ragazza dai capelli color fuoco sembrò non voler rispondere, preferendo cambiare discorso.

<< La signora Fairbanks non poteva fare una scelta peggiore! >>

Hope che dal canto suo non capì chiese spiegazioni.

<< Mi riferisco alle coppie formate per l’organizzazione del ballo. >>

<< Già, guarda con chi sono finita io, Eithan Mancini.>>

<< E ti lamenti? Pensa me che mi tocca sopportare la vipera di turno. >>

<< Non pensavo che Greta si interessasse a queste cose. >>

<< Non se ne interessa infatti, lo fa solo per controllare il suo ragazzo o per prendersi qualche merito alla fine del ballo. >>

<< Non li ho visti parlare oggi, intendo Eithan e Greta. >> continuò Hope.

<< Non c’ho fatto caso sinceramente. Avranno mica litigato? >>

<< Fatti loro non credi? >>

<< No Hope, affatto. Sono fatti nostri, Greta e Eithan litigano, e tu diventi la nuova Mancini! >>

A Hope scappò un sorriso spontaneo.

<< Mi fai ridere Liz, ma che dici? >>

<< Dico quello che penso e solitamente io ci azzecco sempre. >>

<< Questa volta ti sbagli, fidati. >>

Le due risero ancora finché lo stesso Eithan non si presentò al loro cospetto.

<< Ciao ragazze >> esclamò timidamente.

<< Eithan Mancini in persona, che onore. >> Liz non seppe star zitta.

<< Si, volevo scambiare due parole con Hope se possibile. >>

<< Ah peccato, pensavo volessi portarmi a cena e farmi passare una notte di fuoco. >> Liz continuò ancora con la sua ironia. Anche Eithan sorrise, Hope invece fu sempre più imbarazzata.

 

Dopo che la ragazza se ne fu andata, Eithan e Hope si trovarono l’uno di fronte all’altro.

 Avrebbe preso la prima parola Eithan.

<< Allora come restiamo? >>

<< Per cosa? >>

<< Per la festa, ci vediamo pomeriggio a casa mia? >>

<< Veramente pensavo di svolgere i compiti separatamente. >>

<< Come mai? >>

<< Eithan, non ho voglia di stare in tua compagnia. >>

Eithan la guardò stranito.

<< Cosa ti prende Hope? >>

<< Sono venuta a trovarti in ospedale, e ti sei mostrato sotto una luce diversa. Qualche giorno dopo ti incontro a scuola attorniato dalla tua bella comitiva e non mi degni nemmeno di un saluto. E non negare di avermi visto >> Hope fu sempre  più sicura delle sue parole.

<< Scusami Hope è che .. >>

<< è che senza pubblico sei nessuno Eithan. Le api hanno bisogno del loro alveare per poter lavorare, tu hai bisogno del tuo pubblico per sentirti figo. >>

<< Che metafora! >> Eithan ci rise su.

<< Non scherzare, sono seria. >>

<< Posso spiegare? >>

<< Credi ci sia una spiegazione plausibile? >>

Eithan ci pensò su.

<< No non c’è una spiegazione, voglio solo riuscire ad organizzare il ballo, e ti chiederei di vederci mettendo da parte le tue frustrazioni. Per il bene del ballo. >>

Hope rise, seccata.

<< Sette, casa mia? >>

<< Eithan ho detto no … >>

<< E io ho detto si, e non mi muovo da qui finché non accetti. A te la scelta >> Facendole l’occhiolino Eithan si mise a braccia conserte, in segno di attesa.

<< Va bene, alle sette sono da te. >>

Mentre la ragazza si voltò per raggiungere il marciapiede che l’avrebbe portata a casa, Eithan abbozzò ad un piccolo sorriso prima di vedere Greta fissarlo in lontananza.

 

Con i capelli scomposti e una t-shirt che ne metteva in risalto la magra corporatura, Melinda Liar si ritrovò ancora una volta di fronte alla porta della soffitta, decisa più che mai ad entrare.

Stavolta nemmeno l’arrivo improvviso del marito l’avrebbe fermata.

Poggiando con sicurezza il proprio palmo sulla maniglia della porta, girò due volte la maniglia prima di vedere quella porta aprirsi.

Una serie di cianfrusaglie le si presentarono all’apertura della porta, poi facendo qualche passo in avanti, si trovò finalmente all’interno della stanza.

Il suo sguardo fu sempre serio, e continuò ad essere tale anche quando Melinda si mise a cercare ciò che la madre le aveva detto si trovasse ancora lì dentro. Ma non vide nessun vestitino, nessun paio di scarpette. Non vide nessuna prova che la incolpasse come un assassina.

Dove li hai messi mamma? Pensò ad alta voce, continuando la sua ricerca.

Fu però una futile ricerca, al ché Melinda, stanca di cercare qualcosa che ormai sapeva di non trovare,  decise di uscire dalla soffitta il prima possibile.

Richiuse allora la porta, non potendo fare a meno di fissare quell’incisione che ancora continuava a stare sulla porta.

“Melinda sei una bugiarda”.

Chi mai avrebbe scritto una cosa del genere? Chi si sarebbe azzardato ad entrare in casa di qualcun altro per fare una stupida incisione?

Era da tanto che si poneva tali domande, cosi come era da tanto che sperava di ricevere qualche risposta, poi un flash la convinse a rientrare in soffitta.

 Avrebbe finalmente trovato le sue risposte.

Sospirando allora decise di rientrare, mentre un leggero fruscio di vento le passò per i capelli per poi dirigersi verso la tendina di quella finestra, che poco prima era chiusa e adesso invece no.

La donna fissò subito la finestra, ricordava benissimo di averla vista chiusa cinque minuti prima.

Subito sulla sua pelle si videro i segni della pelle d’oca, ma cercando di farsi forza andò a chiudere la finestra, per poi ritornare al piano di sotto.

Prima di uscire, trovò però su un vecchio comodino altri fogli scarabocchiati.

Neanche quelli c’erano qualche secondo prima.

Afferrandoli in un pugno,  Melinda uscì velocemente dalla soffitta richiudendo la porta senza chiuderla a chiave, quindi scese in fretta le scale per raggiungere il salotto e sedersi sul divano, posto di fronte al camino.

Ansimante, gettò i fogli appena trovati nel fuoco, poi si riempì il bicchiere di vodka.

Il colore del pennarello sui fogli cominciò a sbiadire, bruciato dalla legna ardente e con essi Melinda sperava di poter bruciare anche il ricordo di quella sera di tredici anni fa.

“John perché non è ancora arrivato?” si rivolse urlando al maggiordomo in un flash che la riportò indietro nel tempo.

Era buio pesto, e l’unica luce presente era quella dei fari della macchina, sostata qualche metro più in là di dove stavano i due. C’erano gli alberi, il terreno ricoperto di fango e c’era un ponte forse di colore rosso sotto al quale scorrevano le acque di un qualche fiume.

Era lo stesso ponte su cui Hope si era seduta quando per la via di casa si era persa in un vicolo e poi in un altro.

“Melinda chiamalo, non possiamo perdere tempo.” Stavolta fu Miller ad urlare alla donna.

Ad ogni flash, stesa lì su quel divano, Melinda bevve un nuovo bicchiere di vodka finché con gli occhi lucidi e gonfi, si addormentò quasi inconsapevolmente.

Intanto al piano di sopra, in soffitta, la finestra fu di nuovo aperta.

 

 

 

Episodio#19 “Per coincidenza o per destino”ultima modifica: 2012-06-20T22:37:00+02:00da g-ioacchino
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