Episodio#5 “Accadde una notte”

Illuminata solo da alcuni lampioni sovrastanti il vialetto, Hope compì passi ovattati prima di giungere all’entrata di casa. Aveva appena conosciuto il primo ragazzo di Fayetteville, oltre quel piccolo battibecco avuto alla conferenza con “la ragazza delle monetine” e nonostante tutto, quella passeggiata le era parsa molto piacevole.

Non aveva mai passeggiato con qualcuno esterno alla sua famiglia, e quella camminata fu per lei come una sorta di invito a voler vedere alcune differenze della vita Bostoniana da quella attuale.

Estrasse il mazzo di chiavi tintinnanti dalla tasca della giacca nera e con la mancina cercò di penetrarle nella fessura, prima ancora di notare qualcosa di strano: la porta era già aperta.

Erano le 2.00 del mattino, Brian e Melinda non erano ancora tornati, seppur si fossero avviati in macchina, né John Miller era il tipo da avere una tale dimenticanza.

Perché la porta era aperta?

Come nel peggiore dei film dell’orrore la aprì pian piano. Il cigolio della porta la accompagnò fin quando non fu definitivamente immersa nel buio e, neanche il tempo di mettere a fuoco, accese da un interruttore vicino la porta, la luce.

La strana sensazione che l’aveva accompagnata nell’entrare, si trasformò in vero e proprio incubo nell’arco di pochi minuti.

Nell’atrio, il caos.

Le urla della ragazza svegliarono il Maggiordomo, che d’un tratto si ritrovò sulle scale, complice della piccola di casa, nell’osservare il disastro.

Stavolta però, a stare sull’uscio della porta era proprio lei.

Le chiavi caddero dalle mani della ragazza mentre da quegli occhi bagnati dalla paura  fu possibile capire quanto terrore ci fosse in Hope.

I quadri, accuratamente appesi da Melinda qualche giorno prima, giacevano, distrutti, per terra, pezzi rari e antichi rovinati dal contatto col pavimento. Del mobiletto che si poteva vedere subito all’entrata, sulla parete sinistra del corridoio, non restò nulla se non pezzi di legno e niente più, lo studio del padre era letteralmente sottosopra e nel salotto la situazione non fu certo migliore.

Realizzare ciò che stava succedendo non fu semplice neanche per John, che, essendosi poi reso conto di cosa realmente era accaduto, raggiunse subito, più veloce che poteva nel scendere le scale, la piccola di casa.

Erano stati derubati, questo è tutto.

Quando fu da Hope, Miller portò il volto di quest’ultima al suo robusto e largo petto. Passò lentamente le sue grandi mani sui biondi della ragazza, come a consolarla, mentre, ancora inspiegabile restava il perché fosse stato compiuto un atto del genere.

 

<< Anche la cucina è sottosopra >> Melinda uscì dalla stanza in cui piatti, tazze e antichi servizi giacevano in mille pezzi, per terra.

Hope e John sedevano sull’unico divano rimasto intero, nel salotto.

<< Non capisco chi sia potuto entrare, la porta era chiusa! >> La donna è incredula.

<< Sicura di averla chiusa mamma? >>

<< Signorina Hope, si, era chiusa. Ho ricontrollato io, dopo la vostra uscita, che tutte le porte di casa fossero chiuse >> esclamò Miller.

<< Ci hanno spiati, o è stata una bravata, o qualcuno invidioso di tuo padre … >>

<< Mamma non importa al momento, ciò che importa è che c’è una casa da sistemare… >>

Nel salotto irruppe anche Brian.

<< Ho controllato fuori, nessuna traccia di niente, ne impronte di piede sul terricciolo, ne erbetta calpestata. >>

Nella stanza piombò il silenzio.

<< John, tu non hai sentito niente? >> domandò poi Brian.

<< Cc.. cosa? >>

<< Possibile che tu non abbia sentito nulla? >>

<< Oh no signor Stewart, io dormivo, sono stato svegliato dalle urla di sua figlia … >>

<< è molto strano, come è possibile che, chi sia entrato, non abbia fatto sentire nulla con tutti i mobili che ci sono per terra? Voglio dire, sono mobili pesanti. Anche i quadri, avrebbero fatto rumore >>

<< Sono dispiaciuto, veramente, non ho sentito nulla signor Stewart. >>

<< Tranquillo, ho capito, parlavo con me stesso… >>

Hope portò le gambe al petto e si fece più piccola che poteva, John accavallò una gamba sull’altra e appoggiò il braccio destro sul bracciolo del divano. In piedi, Melinda, scrutò più volte il disastro e Brian, si appoggiò di spalla, alla colonna sovrastante l’entrata nel salotto.

<< Dunque che si fa? Siamo stati derubati. >> Hope prese la parola.

<< Non lo so! >> rispose Melinda.

<< Chiamiamo la polizia, ecco cosa si fa. >> Concluse Brian.

 

Qualche minuto dopo, circa dieci o quindici minuti, la sirena di una delle macchine della polizia si udì in tutta Mulberry Avenue.

Diverse case accesero la luce, nel pieno della notte, per osservare cosa fosse successo. Qualcuno addirittura si radunò di fronte casa Stewart.

La sirena smise di suonare  solo quando fu davanti casa e un poliziotto scese e percosse il vialetto prima di raggiungere l’entrata.

<< Salve, grazie per la velocità con cui siete arrivati >> Ad aspettarlo un Brian davanti la porta.

<< Salve, ho fatto più in fretta che potevo.. >>

Il poliziotto scrutò l’atrio, sorpreso di quanto caos ci fosse fra un mobile e l’altro.

Estrasse una sorta di piccola agenda e prendendo una penna dal taschino della divisa disse:  << Mi racconti, come sono andate le cose? >>

Melinda, Hope, e il Maggiordomo ascoltarono dal divano del salotto.

<< Io e mia moglie eravamo appena rientrati, e abbiamo trovato nostra figlia e il maggiordomo di casa impauriti per quanto successo >>
<< Quindi lei è arrivato solo in un secondo momento? >>

<< Sì >> concluse Brian in maniera seccata.

<< Allora, posso parlare con vostra figlia e il Maggiordomo? >>

<< C.. cer… Certo, mi segua. >>

I due quindi raggiunsero il salotto.

Hope e il Maggiordomo fecero spazio sul divano per far sedere anche Brian, mentre l’uomo in divisa sedette su una sedia, raccolta da terra.

<< Salve sono l’ispettore Logan.. >>

<< Salve .. >> dissero in coro Melinda, John e Hope.

<< Dunque, cos’è successo  veramente? >>

<< Nessuno di noi è in grado di dirlo. Io sono stato svegliato dalle urla della ragazza… >>

<< Quindi lei ha sentito solo le urla? E non il frastuono che avrebbero emesso mobili, quadri e quant’altro, cadendo per terra? >>

<< No! Glielo giuro. >> Miller si zittì.

Anche l’ispettore non fu molto convinto della risposta dell’uomo, ma volle proseguire il suo “Interrogatoire” << e lei signorina che mi dice? >>

<< Le dico che un ladro è entrato in casa. >>

<< Questo è stato deducibile fin dall’inizio. >>

<< Allora vada a cercarlo, invece di farci domande sull’accaduto. Più perde tempo, più quel bastardo avrà la possibilità di svignarsela. >>

<< Sto semplicemente svolgendo il mio lavoro signorina e questo rientra nei piani. >>

<< Far scappare un ladro rientra anche nei piani? >>
<< Basta Hope. >> Melinda la rimproverò con un tono severo.

<< Scusi mia figlia ma sa è spaventata. Tornando a noi, l’unica cosa che possiamo dirle è quella che lei stesso può constatare fissando il disastro intorno a sé. >>

L’ispettore cominciò a scrutare ogni angolo.

Cosa fare? Come scoprire chi fosse il colpevole? Ma soprattutto, come riparare a tutti quei danni?

<< Già, un bel casino. >> proferì << ma non trapela molto dalle vostre dichiarazioni, voglio dire il maggiordomo dormiva in casa e non ha sentito  nulla però si è svegliato alle urla della ragazza, voi non eravate in casa, e l’unica che può dirmi qualcosa sembra non voler parlare. Sicuri che siano andate così le cose? >>

<< Sta dubitando che possiamo aver inventato tutto questo? E per quale scopo? >> Melinda si mise sull’attenti.

<< Non sto dubitando, solo il mio lavoro mi richiede di fare certe domande..  Comunque adesso è meglio che vada, manderemo qualcuno a controllare la strada nella notte, chissà magari questo ladro si rifà vivo >>

<< O magari è già scappato grazie a qualcuno che ci accusa di mentire. >> Ancora una volta Hope non riuscì a tenere la bocca chiusa.

L’ispettore si alzò salutando con un cenno della mano, e da solo raggiunse la porta principale. Ad aspettarlo fuori, ancora della gente curiosa di scoprire cosa fosse successo.

Subito dopo si alzò anche Brian. Anche lui raggiunse la porta principale, la aprì invitando la gente a tornare nelle proprie case poi richiuse la porta, stavolta accurandosi di farlo per bene.

<< Sistemeremo domani, adesso andiamo a letto! >> Esordì, saggiamente.

Tutti accordarono.

Solo Miller restò qualche altro secondo in salotto.

La preoccupazione nel suo volto fu tanta che preferì calmarsi con una camomilla. Raggiunse quindi la cucina, prese il pentolino e vi immerse la bustina.

Dall’interno della vestaglia estrasse una sigaretta, la accese col fuoco del gas e cominciò ad ispirare lievi boccate di fumo.

Non fumava molto in verità, ma come tutti, anche lui non resisteva al fumo nei momenti di nervosismo.

Restò qualche secondo a fissare il vuoto.

E ancora … Chi era stato? Perché?

Tutti interrogativi a cui nessuno, se non il colpevole, avrebbe potuto dar risposta.

La sua “stasi” si interruppe quando da sotto la porta dell’entrata secondaria vide un foglio bianco essere spinto pian piano verso l’interno. Era chiaro che qualcuno lo stesse spingendo.

Subito, allora, si accinse ad aprire la porta, prese il foglio, e si infilò nella lavanderia della casa per cercare di vedere se il ladro fosse ancora lì. Arrivo fino al vialetto del retro, ma nulla.

Era già scappato.

Poi dedicò la sua attenzione al foglio. Chissà magari era un messaggio che aveva voluto scrivere chi era entrato in casa.

<< Oh mio Dio >> esclamò.

Fra le mani aveva uno dei fogli trovati da Hope in soffitta e nascosti poi da lui stesso nella sua camera.

Più veloce che poteva raggiunse la cucina, spense subito il gas e si affrettò a salire fino in camera sua per andare a controllare se le altre bozze fossero ancora lì.

Una volta nella sua camera, aprì subito il cassettone del comò.

I disegni non c’erano.

Chi aveva derubato, era anche entrato nella sua stanza.

 

 

Episodio#5 “Accadde una notte”ultima modifica: 2012-02-27T19:09:00+01:00da g-ioacchino
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