Episodio#4 “La conferenza”

I pensieri continuarono a tormentarla anche quando si trovò dentro la sua camera da letto, di fronte a quell’antico specchio che ne rifletteva la bellissima ed elegante immagine.

Indossa un lungo abito da sera di colore rosso, gli ondulati biondi sono lasciati cadere sulle magre spalle mentre il viso, delineato da piccoli accenni di trucco, ha tutta l’aria di non riuscire a mantenere un espressione tranquilla per  tutta la sera.

Da quando si erano trasferiti a Fayetteville, Melinda Stewart era stata l’unica a non aver messo piede fuori dalla porta di casa. Brian era intimorito e  ansioso di quella che sarebbe stata la sua serata, lì su un palco di fronte alla sua gente, ma per quella donna riflessa nello specchio, fu ancora peggio.

Non sarebbe stato certo un po’ di trucco a pulirla dei suoi segreti, ne le era stato ben chiaro, starsene a casa comportava effetti producenti. Per questo, aveva deciso di partecipare alla conferenza dell’uomo che amava, di applaudire quando tutti lo avrebbero fatto e di sorridere anche quando non ce n’era bisogno.  Doveva nascondere, ancora una volta, il suo stato d’animo.

Indossare una maschera, per Melinda, era quasi diventata un’abitudine.

<< Ti ha mai detto nessuno quanto tu sia bella? >>

Brian, nel frattempo si soffermò sull’uscio della porta e appoggiando la mano alla maniglia, la scrutò dalla testa ai piedi.

Amava quella donna ed era contento della vita che conducesse la sua famiglia.

Ma se mai avesse scoperto il segreto che la moglie gli nascondeva, i suoi sentimenti sarebbero rimasti gli stessi?

Melinda lo guardò mentre un dolce sorriso le apparve in viso, poi invitò l’uomo raggiungerla.

Si fece aiutare a mettere una collana in perle bianca al collo quindi si voltò appoggiando le sue braccia sulle spalle dell’uomo.

<< Andrà tutto bene amore, vedrai! >>

<< Lo spero tanto! >> gli rispose lui, prima di stamparle un bacio sulle labbra.

<< Allora come sto? >> continuò, facendo un giro su se stesso e mostrarsi in tutta la sua eleganza.

<< Stai benissimo. Tutti ti noteranno,  è la tua serata questa, ricorda! >>

<< è la nostra serata .. >> La corresse lui.

Ancora un altro bacio e i due furono pronti per farsi trovare al piano di sotto.

Una volta raggiunto l’atrio, John Miller venne a portare le giacche ai due coniugi.

<< Tenga, signor Brian, questa è sua. Qui c’è l’ombrello… >>

<< Grazie Miller. >> Il dottore sorrise, poi il maggiordomo avanzò verso Melinda, prendendo la mano della donna per avvicinarvi le sue ruvide labbra, in segno di eleganza.

Anche Melinda sorrise. Miller poi, le porse il soprabito.

Fu in questa frazione di secondi che ai tre, sembrò di vedere un angelo, che dalla scala, scalino dopo scalino, si affrettava a raggiungere il piano terra.

Era Hope.

Un Hope cui nessuno era abituato.

Indossa un vestitino bianco che le lascia scoperte le gambe, i capelli raccolti su una sola spalla e delle scarpe, sempre bianche, molto basse che ne mettono in risalto l’altezza.

<< Sembra abbiate visto Megan Gale in persona! >> ironizzò sorridendo.

<< è che sei bellissima.. >> convenne la madre.

Poi John Miller portò la giacca anche a quest’ultima, e aspettò che la famiglia uscisse prima di chiudere la porta.

La grande serata stava per avere inizio.

 

Quella di Fayetteville, è una piccola piazza al cui centro, sorge una fontana di marmo con tre scimmie, dalla cui bocca viene fatta scorrere l’acqua.

In occasione della conferenza per l’inaugurazione dell’ospedale, piccole candele circondano l’area della fontana, altre sono disposte lungo il marciapiede e altre ancora sotto il palco, allestito per quell’evento.

Qualche metro più in là, sta’un prato dove sono state allestite delle tavolate con succhi di arancia, e alle spalle del palco vi è uno striscione che annuncia l’evento.

Il pubblico è numeroso.

Davanti alla platea, in prima fila, stanno figure importanti, come il Sindaco, il Consigliere e vari politici comunali, e a seguire c’è la massa popolare di Fayetteville, impaziente, di vederlo salire su quel palco.

<< Vada signor Stewart, tocca a lei! >>

Un uomo da dietro le quinte, lo incitò.

Brian ebbe come l’impressione di partecipare alla sua prima recita scolastica, e proprio come un bambino intimidito, salì sul palco accolto da un caloroso applauso, che al contrario di quanto pensasse, lo mise invece a suo agio.

Melinda sorrise più volte alla vista del marito, proprio come progettato, ma quella sera in lei non vi fù alcuna maschera, solo grande gioia per il successo e la riconoscenza nei confronti dell’uomo.

Quando Brian prese parola, sulla piazza piombò il silenzio.

Sguardi attenti tutti rivolti a lui.

<< Innanzitutto grazie per essere qui, è un onore per me. La mia gente, le mie strade, la mia vecchia scuola. La mia città. Riattivare l’ospedale era il minimo che potessi fare, per le persone a cui, veramente, ritengo di appartenere, per la gente che mi ha voluto bene un tempo e continua a volermene tutt’ora. Sono cambiate molte cose da allora, e il lavoro ha fatto la sua parte. Devi rischiare, ecco il segreto. Rischiare di perdere un amico a cui vuoi bene, rischiare di dover lasciare la tua vita e buttarti giù, nel vuoto. O cadi o voli. Io ho avuto la fortuna di volare, e continuo a farlo tuttora, per me, per la mia famiglia, per voi. >>

Le lacrime rigarono il volto di Melinda, per l’uomo che aveva affianco, per il ragazzo di cui si era innamorata prima che rischiasse di cadere, o di prendere il volo.

La sua vita fu come divisa in due: il prima e il dopo.

La parte bella, per Melinda, era proprio il prima.

<< Da qualche anno, Fayetteville , lamenta di non avere un ospedale efficiente, di dover andare fuori paese per qualsiasi problema. Quando ho sentito la notizia da un mio vecchio collega ho pensato “Oh no. Quella è la mia città, il mio popolo, e devono tutti stare bene. Io posso, posso riprendere quella struttura, i fondi me lo permettono, e ho la buona volontà di farlo”. Ed eccomi qui, dopo aver preso il primo aereo per gestire personalmente la vita ospedaliera. Riavrete il vostro ospedale, le vostre strutture e, riavrete me! >>

Il pubblico che aveva di fronte, cominciò in massa, ad applaudirlo, gioioso e quasi rassicurato.

Lacrimante, Melinda fece lo stesso mentre Hope, sempre applaudendo, si allontanò per andare a rinfrescarsi il palato.

Con fare elegante raggiunse una di quelle tavolate con succhi di arancia, prese il bicchiere e si servì da sola, poi fece per andarsene.

<< Ehi, non si paga più? >> Una voce stridula e sottile le si rivolse, al che Hope si girò per vedere chi fosse.

Si trovò di fronte una ragazza minuta dai mossi color fuoco e gli occhi di un azzurro splendente.

<< Scusami, tieni … >> fece, prendendo dalla tasca della giacca alcune monete.

<< Non bastano! >>

<< Ho solo questi purtroppo. >>

<< Un’altra giovane che non vuole pagare, pur essendo la figlia di un mostro della medicina. >>

A Hope sembrò quasi di essere provocata.

<< Come sai chi sono, scusami? >>

<< Indossi abiti troppi lussuosi per non essere la figlia di Brian Stewart, quindi fai due più due e … >>

Hope sorrise, poi continuò.

<< Beh un’altra giovane che non tiene la bocca chiusa! >> le rispose poi con tono più severo.

La ragazza coi capelli color fuoco, si allontanò e ritornò alla sua tavolata.

<< Bah! >> esclamò.

Hope fece finta di nulla, e sorseggiando il suo bicchiere, ritornò tra la folla per ascoltare il padre, ancora sul palco.

Accadde, però, l’inaspettato.

Al ritorno, due ragazzi cominciarono a litigare finchè uno non le finì addosso spinto dall’altro.

Hope cadde, macchiandosi il vestito di aranciata, poi si alzò subito dopo che la madre venne a soccorrerla e la conferenza sembrò interrompersi.

<< Bastardo! Ti uccido! >> Urlò l’altro ragazzo, infuriato e trattenuto da alcuni suoi amici, dal spaccargli la faccia.

 Nessuno dei due si preoccupò però di fermarsi, per controllare come stesse la ragazza.

D’improvviso la piazza si era come trasformata in un teatro dove gli attori stavano prendendosi a pugni.

Hope lì fisso scioccata, riconoscendo in uno dei due “il ragazzo che buttava l’immondizia”.

Mancini. Lo stesso Mancini sul quale il Maggiordomo l’aveva messa in guardia.

Intervennero alcuni uomini per separarli finché la lite non terminò del tutto e la conferenza riprese, seppur tutti, fossero ancora colpiti dalle scene appena viste.

Le acque si calmarono, Brian riprese a parlare ed essere applaudito quindi si arrivò a fine serata.

 

<< Che ti avevo detto? >> Ironica pose la giacca al marito, stringendosi poi tra le braccia dell’uomo.

<< Già! Sono entusiasta di tutto ciò. >>

<< Sono contenta anch’io, te lo meriti, e poi.. da dove ti è venuto il discorso “o cadi o voli”? Mi ha colpito >>

<< Sei stata tu la mia fonte di ispirazione, è anche grazie a te se io adesso sto volando, grazie a te che mi sei stata affianco finora. >>

Sensi di colpa cominciarono a mostrarsi nel viso dell’uomo, intristita e forse delusa. Da se stessa.

Con loro anche Hope, all’altro lato dell’uomo.

<< Tu stai bene piccola? Quel vestito và lavato.. >>

<< Tranquillo papà va tutto bene .. >>

<< Chissà perché quei due hanno cominciato a litigare, per poco non rovinavano la serata. >>

<< Melinda sono ragazzi, non ragionano molto. Anche io ero così ricordi?>>

La famiglia si avviò verso la loro cherokee verde scuro, quando qualcuno venne a chiamarli.

<< Scusate … >> proferì timido e insicuro.

<< Dica. >> esclamò Brian.

<< Sono il ragazzo che ha fatto a pugni poco fa, e involontariamente, ho colpito vostra figlia. Vorrei scusarmi, ecco.>>

<< è tardi ragazzo, e dobbiamo andare a casa. Sta attento la prossima volta! >>

Il giovane fece per andarsene, ma Melinda lo interruppe.

<< Aspetta >> disse.

<< Accompagna nostra figlia a casa, avrete modo di parlare! >>

Ma cosa cavolo fai mamma? Non lo conosco nemmeno.

Eppure qualche minuto dopo, Hope si ritrovò a passeggiare con quel perfetto sconosciuto.

Melinda soffriva per la poca socialità della figlia, quindi, seppur fosse uno sconosciuto, le avrebbe fatto piacere sapere che la figlia si trovava in compagnia di qualcuno che non fosse la sua famiglia o il maggiordomo.

Infondo, il fatto che quel giovane fosse venuto per scusarsi, faceva di lui un bravo ragazzo.

Anche Brian finì con l’acconsentire.

<< Mi chiamo Alan >> disse il giovane, sulla via di casa.

<< Hope è il mio nome … >>

<< Scusami per poco fa, ma non è stata colpa mia. >>

<< Come mai litigavate? >>

<< Non siamo mai stati in buon rapporto, io ed Eithan … >>

Eithan, ecco il nome di quel Mancini che quella sera buttava l’immondizia. Chissà perché, il Maggiordomo, si era preoccupato di tenermene lontana.

<< Un disguido? >> domandò.

<< Solo odio. Nient’altro. Mi accusa di qualcosa che non ho fatto!>>

<< Di cosa? >>

<< Non lo so nemmeno io, per questo sono innocente. Il padre si ubriaca perché vedovo e lui va in giro a fare a botte, invece di preoccuparsene. >>
Il padre? Ah già, l’altro Mancini. Gordon. L’amico di papà.

<< Allora, di cosa ti accusa? >>

<< Dice solo di essermi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. >>

Hope continuò ad ascoltarlo.

<< Comunque, da quando sei qui? Come ci si sente ad essere la figlia di un così importante uomo? >>

Alan volle poi cambiare discorso.

<< Sono qui da pochi giorni veramente, e conduco una normalissima vita, proprio come tutti voi. >>

<< Tutti voi. Già è un segno di razzismo questo sai? Potrei denunciarti. >>

 I due sorrisero, nel frattempo continuarono a camminare.

<< Se ti capitasse di trovarti faccia a faccia con quel Mancini, cerca di evitarlo. >> Concluse poi il ragazzo.

Ma perché tutti cercano di dirmi cosa fare?

<< Va bene, lo farò. >> disse, contrariamente a quello che le era capitato di pensare.

I due percossero altri due vialetti prima di arrivare in casa della ragazza.

<< Ecco, io abito qui. >>

<< Che bella casa! >>

Alan la guardò estasiato.

<< è bellissima veramente. >>

<< Ho avuto la stessa impressione io quando sono arrivata.. >>

<< Beh ci credo. >>
Silenzio.

<< Beh io abito qualche isolato più sotto, è meglio che mi accinga ad andare. >>

<< Va bene >>

<< Già, b.. buonanotte.. >>

<< Buonanotte.. >>
I due, imbarazzati, si salutarono.

Hope si avviò per casa, Alan le lanciò un attenti con le mani e si incamminò anch’egli.

Portando il soprabito sopra le spalle, la ragazza percosse il vialetto che l’avrebbe portata a casa, mentre alle sue spalle, Alan proseguì il suo cammino, prima che qualcuno lo interrompesse.

Quella sera il ragazzo avrebbe litigato due volte.

Da un angolo, sbucò una figura incappucciata.

Lo trascinò con sé, sbattendolo di forza al muro e cominciò a picchiarlo, quando poi di corsa scomparve lasciando Alan, accasciato per terra, giacente.

 

Episodio#4 “La conferenza”ultima modifica: 2012-02-23T20:53:32+01:00da g-ioacchino
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Un pensiero su “Episodio#4 “La conferenza”

  1. wowowowowowowowowowowowo sono stra felice di questo che ho letto! Hope finalmente conosce nuove persone e si iniziano ad intravvedere delle piccole sotto-trame…anche se la storia dell’ospedale spero sia approfondita…il fatto della scazzottata finale mi fa veramente pensare male…sta città è veramente maledetta!…voglio il seguito ora e subito! ahahahahaha siete fantastici un bel 9 non ve lo toglie nessunoooo

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