Episodio#2 “La città dei vecchi, brutti, ricordi”

Il tempismo con cui il signor Miller riusciva ad essere ovunque e inaspettatamente, per Hope, cominciò ad essere motivo di preoccupazione. Prima in camera sua, e adesso in soffitta . Sarebbe sempre stato così? Non appena uscì dalla stanza, la ragazza raggiunse la sua camera, chiudendo la porta.  È pur sempre un maggiordomo, quindi  se mai volesse dirmi qualcosa e dovesse trovare la porta chiusa dovrà inevitabilmente bussare. Pensò .  Tolse le scarpe, la canottiera e il jeans che aveva indossato fino ad ora e infilò le braccia in una più comoda e larga t-shirt bianca che riuscì a coprirla fino al ginocchio.  Legò i lunghi capelli biondi in una coda poi si distese comodamente sul lettone della camera e prese in mano “faeries” il libro che ancora non era riuscita a finire di leggere. Si sentiva come una delle fate del libro, sempre in contrasto col mondo esterno dove tutti per Hope, famiglia a parte, rappresentavano un “troll, un folletto malvagio, un puck, una strega o uno spirito delle acque.” Di quel libro una cosa la colpì particolarmente: l’ambiente.  Perché mai alle fate erano capitate “la fauna del regno di mezzo, le primavere odorose, il pepolino, il quadrifoglio, le querce, i salici e i cappelli d’elfo” e a lei era solo capitato un mondo diverso, forse peggiore, dove le streghe invece che grossi pentoloni usavano la parola per umiliarti davanti a tutta la scuola e i troll invece che apparirti sugli spigoli di qualsiasi cosa e rubarti il tanto denaro di cui gli Stewart godevano, si limitavano a rinfacciare la ricchezza in maniera spregevole?  Tanto distratta dal pensare al suo passato, la giovane tardò a sentire che qualcuno stesse bussando alla sua porta.

 << è aperto! >> rispose, mentre ripose il libro sul comodino.

 Si mise a gambe incrociate e aspettò che la porta si aprisse.

 Da questa entrò Melinda, venuta ad assicurarsi che tutto andasse bene.

 Mamma e figlia adesso stavano sedute entrambe sul lettone della camera.

 << Sai piccola, mi dispiace tu sia sottoposta a tutto questo! >> disse, portandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

 << a cosa mamma? >>

 << al dover lasciare la tua vecchia città, la tua vecchia scuola. Insomma la tua vecchia vita!>>

 La mia vecchia vita? Mamma, non ho mai avuto una vita e se mai l’avessi avuta non me ne ricordo affatto. E la scuola? Non è così bella se oltre a prendere buoni voti non sei altro che il bersaglio delle dicerie della gente. Hope avrebbe tanto voluto rispondere in questa maniera, ma se lo avesse fatto la discussione tra le due sarebbe andata per le lunghe e allora, con un piccolo e falso sorriso prese la mano della madre, proferendo l’opposto di quello che avrebbe voluto dire.

 << mamma mi piace. Va bene così! Sai che una scuola vale l’altra e poi Fayetteville ha qualcosa di speciale non so, sembra di non essermene mai andata di qui>>

 << già! >> annuì Melinda.

 Se c’era una cosa che però Hope avrebbe sicuramente apprezzato era avere un po’ più di privacy.

Fu dunque chiaro che le due avrebbero presto parlato del maggiordomo di casa.  

 << Oh, il signor Miller non è invadente, è solo che vuole aiutarti ad ambientarti, come sta facendo con tutti noi. >>

 Ancora una volta, Hope, finse un sorriso.

 << Non credi ti faccia bene anche una sola passeggiata per il paese? >> Melinda scelse di cambiare argomento. Parlare del maggiordomo era l’ultima delle sue intenzioni e quale discorso, se non quello della poca socialità della figlia, sarebbe stato più azzeccato?

<< Credo che dovresti lasciare la lettura per un bel po’ e dedicarti alle cose che ci sono lì fuori. >> continuò.

 << Mi piace leggere,  lo faccio da una vita e purtroppo sò come funzionano le cose là fuori e non mi piace >> Il volto della giovane divenne serio. Nessun finto sorriso, solo tanto fastidio per aver toccato l’argomento che tanto avrebbe voluto evitare.

 <  C’è un mondo che ti aspetta fuori, Hope. >>

 << Un mondo che mi spaventa e che non ho intenzione di frequentare. >> concluse poi, riuscendo a troncare il discorso. Non era la prima volta che madre e figlia affrontassero l’argomento, ne era la prima volta che Melinda non riusciva ad inculcare alla figlia la bellezza del mondo esterno.

 Non era brava con le parole, o anche lei infondo, la pensava alla stessa maniera della figlia? Perché mai una quarantenne bella e ricca avrebbe dovuto aver paura del mondo esterno?.

 << Ti chiamo quando il signor Miller avrà preparato la cena! >> disse infine, prima di uscire dalla stanza.

Richiuse la porta.

Ormai sola, Hope si distese sul letto.

Piangeva.

 

 

Melinda continuò a mantenere quello sguardo serio e angoscioso che l’aveva pervasa già in camera della figlia. Lo mantenne fino a quando non bussò ad un’altra porta: la porta del signor Miller.

Il suo sguardo, una volta dentro, divenne forse ancora più serio di prima.

<< posso entrare? >> chiese trovando la porta socchiusa.

John, che nel frattempo fumava una sigaretta affacciato alla finestra della stanza la lasciò fare.

<< Ho sempre sospettato tu fumassi ma solo adesso, dopo anni e anni ne ho la certezza >> continuò, ironicamente, la donna.

<<mi scusi signora Stewart è che … >>

Melinda lo interruppe.

<< Ti ho già detto di chiamarmi Melinda quando siamo da soli.>>

<<Già,Melinda!>>  si ricordò John.

<< Come stai? >>

<< Credo che vada tutto bene, come mai questa domanda? >> L’uomo ha appena finito di fumare la sua sigaretta, allora non esita a strofinare il mozzicone dentro un posacenere di vetro, poggiato su un tavolinetto di fianco alla finestra.

<< Non saprei … la tua vecchia stanza , vecchi ricordi … >>

<< Melinda, se c’è una stanza piena zeppa di ricordi per me non è certo questa!>>

<< Ti capisco John , vorrei solo fosse chiara una cosa , sono venuta qui apposta. >>

Capirmi? Dubito tu lo faccia veramente! Pensò l’uomo.

<<dimmi. >> disse poi.

<<L’hai detto a qualcuno? Quando ero a Boston intendo.>>

<<Non di certo.>>

<<è che vorrei continuasse ad essere così.>>

<< Non potrebbe essere diversamente , per il bene di entrambi , Melinda. >>

La donna, ritrovò alle parole dell’uomo, la tranquillità persa subito dopo essere entrata in camera della figlia e fu a tal proposito che non esitò a dire due parole a riguardo.

<< Un ultima cosa John … >> disse, avendo già afferrato la maniglia della porta, prima di uscire. 

 <<Non essere così invadente con Hope,non è abituata a tutto questo, a maggiordomi e cose simili e non vorrei cominciasse a sospettare qualcosa. >>

<< Melinda … >> lo sguardo di John divenne invece sempre più serio. A differenza della donna che si trovava di fronte, tutto era tranne che tranquillo.

<< Hope ha trovato i disegni in soffitta. >>

Lasciando la maniglia, Melinda rivolse all’uomo tutta la sua attenzione.

<< Che disegni? >> chiede, non avendo ancora capito a cosa l’uomo alluda.

<< I disegni! Disegni che nessuno dei due, ne penso tuo marito, abbiamo fatto. >>

<< Dannazione! >> Nel giro di pochi minuti, la donna, era riuscita a perdere la tranquillità, riacquistarla e riperderla ancora una volta.

I due furono vicini a sfiorarsi le labbra, faccia a faccia contro una porta che era stata chiusa.

<< Adesso sono al sicuro, nessuno li rivedrà! >> continuò l’uomo.

<< Lo spero proprio! >> Melinda smise di rivolgere le sue piccole spalle alla porta e si girò per aprirla.

<< è meglio che tu scenda per preparare la cena. >>

 

 

<< Sapete?  Non credo di essere pronto alla conferenza che si terrà tra due giorni. Voglio dire, sì,  sono un medico affermato e che sa il fatto suo, ma tutta quella gente che sarà li a guardarmi, ad applaudirmi, diciamo che mi scoraggia>>

Brian siede a capo di un lungo tavolo in legno che vede nell’altro capo star seduta Melinda.  Hope segue distrattamente i discorsi del padre, intenta invece ad osservare il cibo appena servito dal signor Miller: pollo arrosto con contorno di verdure .

<< Andrai benone. >> lo rassicura Melinda <<e poi non è la prima volta che ti trovi di fronte ad una platea.>>

L’uomo ha appena infilzato la sua forchetta su piccoli pezzi di carota.  <<Non è una platea qualsiasi amore. È la platea di Fayetteville, il luogo dove siamo nati, cresciuti e dove tutti ci conoscono.>>

 <<già! >>

<< Cos’è che ti preoccupa?>>

<< Ho solo … ho bisogno di riabituarmi alla vita di una volta >>

<< Chissà perché ho l’impressione che non sia così contenta di ritornarci! >>

Questo era uno dei motivi per cui Melinda amava ma soprattutto temeva Brian: l’essere capita senza bisogno di parlare o di spiegarsi. Che cosa sarebbe successo, invece se un giorno gli avesse fatto capire di avere un segreto anche solo a guardarlo negli occhi?

Senza troppe domande, Melinda,riuscì a troncare il discorso, lasciando al marito dubbi e perplessità .

I due tornarono tranquillamente a mangiare, in santa pace e assoluto silenzio.

<<buono questo pollo! >> esclamò Hope..

 

 

Quando ebbero finito di mangiare, Brian si alzò da tavola e lo stesso fecero moglie e figlia. Tolsero i tovaglioli, che finora avevano tenuto al collo, e li riposero sulla tavola.

Miller tornò a sparecchiare solo dopo essere stato chiamato dall’uomo.

<< Sono contento che tu sia di nuovo qui, con noi! >> disse al maggiordomo una volta che questo entrò nella sala.

Miller  gli sorrise, ringraziandolo, poi cominciò a sparecchiare.

Lasciando il maggiordomo e i genitori in sala, Hope prese alcuni sacchi dell’immondizia accumulata nel giorno e si prestò a portarli fuori.

Avendo addosso il jeans, e la larga t-shirt bianca indossata poco prima si mise addosso una felpa di colore blu scuro, poi aprì la porta di casa e uscì.

Portando il sacco dell’immondizia con il solo braccio destro,  aprì il coperchio del contenitore, posto al marciapiede della strada e vi caricò con forza il sacco pulendosi poi le mani.

Con addosso il giubbone della squadra di football, a giudicare dai colori, forse della squadra scolastica, lo stesso fece un ragazzo di qualche isolato più sotto. Buttò il sacco dentro il contenitore, si pulì le mani e anche lui si fermò a fissarla.

Ha visto che lo stavo guardando!

Hope si girò subito mentre il corpo imponente e massiccio del signor Miller fu lì, proprio dietro di lei, per coglierla, ancora, di sorpresa.

<< Sono venuto fuori per buttare altri sacchi. >>

Hope lo fissò.

<< Cosa fa ancora fuori signorina? >>

Santo cielo, non posso prendere una boccata d’aria? Da quando qualcuno deve starmi dietro e seguire ogni movimento che faccio?

<< Si ha ragione, sto entrando. >> Ancora una volta aveva detto tutto il contrario di quanto pensasse e finendo per soccombere, ancora, alla figura intimidatoria del Maggiordomo.

<< Hope! >> La chiamò quest’ultimo dopo che si era già avviata per entrare in casa.

<< Si? >> mentre si voltò a guardarlo.

<< Quel ragazzo che fissavi pochi minuti fa … >>

<< si … >>

<< è un bene tu gli stia lontana >>

Come mai questi pregiudizi su un adolescente?  Aveva seguito anche lui in ogni passo della sua noiosa e monotona vita? Pensò ancora tra sé e sé mentre si limitò, sempre, solo ad annuire .

<< è un Mancini. E non bisogna fidarsi dei Mancini >> continuò l’uomo.

Anche lui buttò i restanti sacchi di immondizia nel contenitore e la raggiunse.

<< Su entriamo, fa freddo! >>

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Episodio#2 “La città dei vecchi, brutti, ricordi”ultima modifica: 2012-02-16T17:03:49+01:00da g-ioacchino
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Un pensiero su “Episodio#2 “La città dei vecchi, brutti, ricordi”

  1. Bene, dei nuovi pezzi si fondono insieme, vediamo un’po di cose interessanti come la nostra giovane Hope sia molto “sottomessa” rispetto alla sua famiglia, che si figura iper-protettiva forse un’po troppo? Per me no! rispecchia una narrazione che potrebbe sfociare in una situazione che può mettere difronte la famiglia che Hope sta male, ma queste sono mie idee e spero mi stupiate sempre di più!. Adoro come procedete con la narrazione in modo spedito, ma piena di dettagli, questa nuova famiglia che viene appena accennata, ma già messa in allerta su cosa può nascondere o fare! Devo dire che ogni volta è una sorpresa, secondo me non è vuoto come dite voi, anzi riempire di dettagli, è utile e spero che li sappiate gestire al meglio! Non vedo l’ora del prossimo capitolo della storia! Voto 7 e mezzo!

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